Location immersa nel verde

Location


Nel cuore delle Langhe, sulle colline viticole che accolgono il comune di Serralunga, nasce l’antico podere del Tota Virginia, proprio di fronte al trecentesco Castello Falletti di Barolo, che domina maestoso un borgo raccolto ai suoi piedi. Un territorio verde e produttivo, che dona ai vini della zona una notevole forza tannica, sviluppandosi in ben 29 vigneti di Barolo che si estendono su una superficie complessiva di circa 200 ettari.
In questo meraviglioso contesto naturalistico l'Hotel di Charme e Ristorante offre i suoi servizi di accoglienza, dal pernottamento all'enogastronomia, dal relax allo sport, che sono diventati delle vere eccellenze del territorio. La struttura è esclusiva, mantenendo sempre l'antico gusto rurale, col tempo sempre più raffinato, e resa più confortevole da comodi comfort, piscina e percorsi alternativi. Facilmente raggiungibile e dotato di un ampio parcheggio, adatto alla condivisione di grandi e riusciti eventi, privati e aziendali.


Map


Tota Virginia
Località Baudana, 69 12050 Serralunga d Alba (CN)

To see & to do

  RICHIEDI INFORMAZIONI - Cappella del Barolo - Langhe
  RICHIEDI INFORMAZIONI - Le panchine giganti delle Langhe
  RICHIEDI INFORMAZIONI - Il Castello di Castiglione Falletto
  RICHIEDI INFORMAZIONI - Castello di Barolo
  RICHIEDI INFORMAZIONI - Cherasco - Centro storico
  RICHIEDI INFORMAZIONI - Il borgo di Neive - Langhe
  RICHIEDI INFORMAZIONI - Santuario di Vicoforte
  RICHIEDI INFORMAZIONI - Castello di Serralunga d'Alba
  RICHIEDI INFORMAZIONI - WiMu Museo del Vino - Castello Falletti


To Visit


La cappella del Barolo

Nei dintorni di Serralunga d’Alba, lungo la strada per La Morra, si trova la Cappella di SS. Maria delle Grazie, che fu realizzata nel 1914 per offrire riparo ai lavoratori delle vigne circostanti, in caso di maltempo.  Acquistata poi nel 1970 dalla famiglia Ceretto insieme a 6 ettari del vigneto di Brunate, la cappella è caduta in rovina dopo anni di abbandono.  Nel 1999 è stata trasformata in uno degli edifici più caratteristici e peculiari del territorio, grazie alla reinterpretazione di due artisti, David Tremlett, artista inglese che si è occupato delle decorazioni interne, e dell’americano Sol Lewitt che ha dotato l’esterno di un’accesa policromia trasformando la facciata in un colpo d’occhio giocoso e vivace. Si possono infatti ammirare giochi geometrici dalle tinte molto accese: verde, rosso, viola, arancione e giallo, il cui motivo ondulato rimanda ai dolci pendii collinari. Alla vivacità cromatica dell’esterno si contrappone l’atmosfera più raccolta dell’interno, con tinte smorzate nei colori bruni che richiamano la terra, ad occupare le pareti, il pavimento in marmo e le finestre ovali chiuse da vetrate di Murano. I due artisti in principio decisero di recuperare l’edificio proprio davanti a un bicchiere di Barolo, ecco il perché di questo particolare nome: Cappella del Barolo. L’edificio, mai stato consacrato, è rinato e ospita spesso eventi culturali e rassegne.  La sua fama ha oltrepassato anche i confini internazionali nel 1999 quando la piccola struttura è tuttora uno degli edifici più colorati del mondo. 

Le panchine giganti delle Lange

La cittadina di Serralunga d’Alba offre tante particolarità, tra queste le Grandi Panchine nate dall'idea di Chris Bangle, un designer americano che trasferitosi con la moglie Catherine nella Borgata Gorre di Clavesana, e innamoratosi del territorio, nel 2010 decide di realizzare un’installazione per sorprendere i concittadini e, allo stesso tempo, offrire ai turisti un’attrazione libera e accessibile per godere delle peculiarità del luogo. Con l’aiuto di un contadino e artista della zona ha costruito, dunque, la prima panchina gigante: la numero 1, di colore rosso. Su di essa, una scritta in piemontese: “S’i t’è dabsogn ed tirè un po’ el fia set-te sì ensima e.. it sentirè torna masna”. In poche parole, una proposta dal fascino irresistibile: “Se hai bisogno di riposarti un po’, siediti qui sopra… e ti sentirai tornare bambino”. L’idea ha come punto nevralgico proprio il cambio della prospettiva dato dalle grandi dimensioni della panchina che fa sentire chi ci si siede come un bambino, in grado di meravigliarsi della bellezza del paesaggio, solo guardandolo con occhi diversi. Nel corso degli anni questa iniziativa si è poi estesa in molte altre zone del Piemonte tanto da rendere le panchine attrazioni ed icone dell’Alta Langa, e piacciono sempre di più dato che il progetto si è diffuso fino a comprendere, attualmente, anche la Liguria, per un totale provvisorio di 44 panchine. Con l’interesse crescono sempre di più le richieste da parte dei Comuni, desiderosi di avere la propria opera d’arte fuori scala. Nasce così il Big Bench Community Project, un' iniziativa pensata per sostenere le comunità locali, il turismo e le eccellenze dei paesi in cui si trovano queste installazioni. Le sue attività, rigorosamente senza fini di lucro, prevedono da un lato il supporto tecnico a chi vuole costruire una nuova Grande Panchina ufficiale, dall’altro la collaborazione con i piccoli artigiani al fine di realizzare prodotti a esse ispirati e contribuire all’economia locale. 

Il Castello di Castiglione Falletto

Castiglione Falletto è uno dei paesi sulle colline della Langa del Barolo, ovvero una delle sei aree parte de I paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato riconosciuti come Patrimonio mondiale dall’Unesco nel 2014. Il centro è situato nelle immediate vicinanze di Barolo, La Morra e Alba. Il castello domina la collina, e le sue origini si basano su documenti scarsi e carenti di informazioni. Già a partire dall’ XI secolo si attesta la presenza di una fortificazione nella zona. La prima data in cui il maniero compare è infatti quella del 31 luglio 1001, quando il nome della località e della sua fortificazione compaiono in un diploma dell’imperatore Ottone III con il quale il sovrano concedeva Castiglione ad altri castelli dell’Albese al marchese Olderigo Manfredi, conte di Torino. Non si trattava, naturalmente, della costruzione attuale, anche se ne occupava più o meno tutta l’area. Non è noto il nome di chi fece costruire l'originale Castiglione, mentre si sa che nel medioevo l’edificio si impose come Castrum et Villa di proprietà del Marchesato di Saluzzo. L’edificio domina un borgo raccolto ai suoi piedi in un territorio di ricche colline viticole. Il castello venne poi fatto edificare dai Marchesi Falletti di Barolo, come centro di difesa delle loro proprietà. Nel 1340 Petrino Falletti con le sue conquiste militari entrò in possesso della parte di feudo di Serralunga del marchese di Saluzzo, iniziando la costruzione del castello come sua residenza. Il paese si sviluppa intorno al castello e le case mantengono ancora la caratteristica disposizione ad anelli concentrici con solo due soluzioni di accesso, che un tempo erano due grandi portali. Intorno a questo suggestivo borgo medievale si sviluppano ben 29 vigneti di Barolo che si estendono su una superficie di circa 200 ettari. 

Castello di Serralunga d’Alba

Il castello domina uno dei borghi più belli e intatti delle Langhe, circondato dalle colline dei vini pregiati di questo territorio. È ritenuto uno degli esempi meglio conservati di castello nobiliare trecentesco del Piemonte, e rappresenta un caso unico in Italia per la sua struttura architettonica, tipica di un donjon francese.
Nel XII secolo già una torre sovrastava e difendeva il borgo; nel 1340 Pietrino Falletti fa abbattere la torre ed erigere il castello. Il fatto di non essere stato oggetto di fatti militari importanti e di non essere mai stato trasformato a scopo residenziale hanno contribuito a conservarlo inalterato nella sua struttura originale di roccaforte medioevale. Più che un ruolo militare infatti il castello ha svolto nei secoli una funzione di controllo sulle attività produttive del territorio, come dimostra la sua notevole verticalità, mirata a sottolineare il prestigio della famiglia Falletti.
Il castello già a fine Trecento presenta il palacium, edificio principale compatto e allungato, costituito da ampie sale sovrapposte; una torre cilindrica ed una pensile con finalità di avvistamento e funzione di status symbol; la corte con il ponte levatoio, una torre a base quadrata. Nel palacium, presso l’ampio ambiente al livello della corte, con funzione di aula pubblica per l’amministrazione della giustizia, si trova anche una piccola cappella con volta a botte e affreschi databili alla metà del XV secolo. Alcuni grandi camini e soffitti lignei sono le uniche testimonianze rimaste degli arredi originali. 
Dalle finestre del terzo piano la vista è spettacolare, a 360 gradi sulle Langhe, fino all’arco alpino. Il castello è proprietà dello Stato dal 1949, acquistato dall’Opera Pia Barolo, l’ente istituito per volontà testamentaria della marchesa Giulia di Barolo, ultima erede della famiglia Falletti. Fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento la cura del castello da parte dell’Opera Pia è stata subordinata all’attenzione per le prestazioni produttive delle cascine del territorio: il castello ha ospitato in questi anni cantine e depositi di prodotti agricoli.
Con l’acquisizione statale sono stati avviati i primi importanti lavori di restauro. Dal 2015 il castello è in consegna al Polo Museale del Piemonte. 

Castello di Barolo 

Al X secolo risalgono le prime notizie di una fortificazione sulla collina che da Barolo guarda la valle Talloria. A quest'epoca si fa risalire la concessione di re Berengario I a un feudatario locale per costruire una difesa contro gli attacchi degli Ungari prima e dei Saraceni poi. Tracce di questo primo insediamento sono ancora visibili nella struttura del mastio e della parte bassa della torre orientale.
La cessione del castello al comune di Alba è testimoniata da atti duecenteschi, rilevato pochi anni dopo dalla famiglia Falletti. Qui già nel 1325, si insedia un ramo del casato, che nel corso degli anni esegue importanti lavori di ristrutturazione e ampliamento. La trentina di abitazioni presenti intorno al castello secondo il catasto del 1524 gradualmente lascerà spazio alle nuove pertinenze della residenza.
Gravemente danneggiato dai saccheggi subiti durante le guerre del XVI secolo, il castello viene ricostruito con importanti modifiche da Giacomo e Manfredo Falletti, conservando il nuovo volto fino alla morte di Juliette Colbert, ultima marchesa, nel 1864.
Nell'Ottocento il castello diviene la residenza di campagna dei Falletti, trasferitisi a Torino nel 1814. Tra gli abituali ospiti in visita a Barolo vi è lo scrittore e patriota Silvio Pellico, amico e consigliere dei marchesi, nonché responsabile della biblioteca di famiglia.
Rispettando le ultime volontà della marchesa Juliette, alla sua morte nel 1864 viene istituita l'Opera Pia Barolo: un ente morale incaricato di amministrare le fortune di famiglia. Tra gli incarichi attribuiti all'Opera, l'attivazione del Collegio Barolo, un'istituzione scolastica che, tra il 1875 e il 1958, ha visto sedere sui propri banchi buona parte degli abitanti di Barolo e dei paesi vicini, rappresentando per anni l'unica opportunità di studio per i giovani della zona, in particolare per i meno abbienti, per i quali sono anche previste borse di studio per merito.
Per poter ospitare il Collegio Barolo, il Castello viene trasformato notevolmente. Durante la riconversione l'architettura medievale è interessata da importanti rifacimenti che ne alterano la struttura originaria e le conferiscono l'aspetto composito che si ammira ancora oggi.
Nel 1970, dopo un periodo di abbandono, il Castello viene acquistato dal Comune di Barolo con una sottoscrizione cui contribuiscono generosamente cittadini, aziende locali ed ex-allievi del Collegio. Da questo momento si applicano lavori di risanamento e restauro sostenuti dal Comune dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Cuneo. 
Nel 1982 l'Enoteca Comunale, fondata undici anni prima, ottiene lo status di Enoteca Regionale per rappresentare nelle cantine marchionali del castello tutti gli 11 comuni della zona d'origine del vino barolo. Dello stesso anno è l'apertura della Scuola Professionale Alberghiera, ubicata nella manica in cui erano ospitate le aule del vecchio Collegio, mentre già a partire dai primi anni Settanta, con l'aiuto di alcuni volontari, erano state aperte ai visitatori alcune sale del Castello.
Seguendo questa linea di valorizzazione prende forma nel 2003/04 il proposito di realizzare negli spazi del castello di Barolo un Museo del Vino inserito nella rete di castelli di Langa e Roero: comincia così l'avventura del WiMu.

WiMu - Museo del Vino

Il Wine Museum è il più innovativo museo del vino in Italia e tra i più importanti al mondo. Nel cuore di un territorio famoso a livello planetario per i suoi vini e all'interno di un castello dalla storia millenaria, allestito lungo i suoi cinque piani, il Castello Falletti. 
Il museo propone un viaggio interattivo ed emozionale attraverso la cultura e la tradizione del vino, prodotto culturale capace di scandire l'evoluzione di civiltà intere, influenzare e plasmare il volto di territori e popoli. Ospitato nel castello che è anche il castello Comunale di Barolo, situato al centro del paese, il luogo ideale da cui è possibile ammirare un panorama stupendo, con vedute verso la bassa Langa e alcuni tra i più prestigiosi crus di Barolo.
Le cantine del castello, restaurate con cura, ospitano inoltre l'Enoteca Regionale del Barolo.
Il WiMu è un viaggio attraverso la cultura e la tradizione del vino, un percorso ideato da François Confino, l'autore di numerosi allestimenti museali in tutto il mondo, fra cui il Museo nazionale del Cinema alla Mole Antonelliana di Torino.
Il WiMu consente al visitatore di avvicinarsi totalmente al mondo del vino, in modo da conoscerne la storia, apprenderne le tecniche di produzione, comprendere le caratteristiche del territorio di riferimento. In poche parole a diventare un turista del vino, un vero e proprio enonauta.
Per accompagnarlo in questo suo viaggio, Confino, curatore del Museo, ha immaginato un percorso che unisce dimensioni scientifiche e poetiche, guidando il visitatore alla scoperta di questo mondo.
Il percorso di visita è strutturato come una discesa in profondità nella cultura del vino: l'idea di addentrarsi nei misteri e nei miti del frutto di Bacco corrisponde alla sensazione fisica di raggiungere il cuore del castello Falletti, seguendo il percorso di visita che procede dal terzo piano fino ai livelli semi - interrati.
L’atrio del castello, che ospita la biglietteria e l’accoglienza, è la porta d’ingresso a un mondo di sogni e scoperte: un cammino a tappe per conoscere e approfondire l’universo multiforme di storie che ogni bottiglia racconta.
Si parte dunque dall'ultimo piano. Una discesa fra buio e luce, fra suono e colore, sopra e sotto le zolle di questo suolo miracoloso. Il clima, la terra, i tempi delle stagioni, i colori dell'autunno e i silenzi dell'inverno, la sapienza della mano. Il vino nella storia e nell'arte, in cucina e nel cinema, nella letteratura e nella musica, nei miti universali e nelle tradizioni locali.
Il WiMu è anche un omaggio alla storia del castello e ai personaggi illustri che lo hanno abitato. Gli ultimi Marchesi di Barolo, Carlo Tancredi Falletti e la consorte Juliette Colbert, più celebre come Giulia di Barolo. E dopo il vino evocato e narrato, ecco il vino da gustare. Si scende al Tempio dell'Enoturista, negli storici ambienti di tinaggio, dove si incontra il Barolo e gli altri grandi vini. Qui si possono degustare da soli o sotto la guida di esperti, si impara a riconoscerne profumi, aromi e personalità, si scopre il legame fra il vino e il suo territorio attraverso un viaggio di esplorazione virtuale e reale alla scoperta di una terra ricca e generosa.
La visita al Castello Falletti si concentra al primo piano, il cosiddetto piano nobile: la prima sala che si incontra risalendo lo scalone è il Salone delle quattro stagioni, ampio e luminoso ambiente con arredi fine stile impero che deve il proprio nome a quattro pitture che sormontano altrettante porte e dedicate ciascuna a una stagione dell'anno. Da questo locale si accede alla Sala degli stemmi, il cui soffitto è decorato con gli emblemi sia dei Falletti che delle famiglie con cui questi si sono imparentati.
La stanza della Marchesa è pure interessante per la presenza di uno dei pochi letti in stile impero visibili in Italia. La presenza di Silvio Pellico è testimoniata dalla sua stanza, e dalla Biblioteca, che il Pellico custodiva scrupolosamente e che contiene circa tremila testi di epoca compresa tra il quindicesimo e il diciannovesimo secolo.
L'itinerario si conclude nel modo più appagante all'Enoteca Regionale del Barolo, nelle antiche cantine marchionali che tennero a battesimo questo vino leggendario. Lo spettacolo delle grandi etichette e delle annate memorabili. 

Santuario di Vicoforte

Il santuario di Vicoforte, noto anche come santuario basilica della Natività di Maria Santissima, è un edificio religioso situato nel territorio del comune di Vicoforte. Si tratta di una chiesa monumentale, tra le più importanti del Piemonte, la cui cupola con sezione orizzontale ellittica risulta essere la più grande di tale forma al mondo.
Il complesso trae le sue origini da un santuario medievale, composto da un modesto pilone decorato da un affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna col Bambino, eretto da un fornaciaio per propiziare la buona cottura dei mattoni. Nel 1592, durante una battuta di caccia, un cacciatore colpì per sbaglio l'immagine della Vergine che, secondo la tradizione, sanguinò. La realtà vede invece il cacciatore pentito che appende il suo archibugio al pilone e inizia una grande raccolta di fondi per riparare il danno ed espiare così il suo peccato. L'archibugio è conservato all'interno del Santuario, nelle nuove sale destinate a museo.
Nel giro di pochi anni questo luogo divenne meta di pellegrinaggi sempre più frequenti ed attirò anche le attenzioni del duca Carlo Emanuele I di Savoia che, nel 1596, commissionò la costruzione di un grande santuario. Nelle intenzioni del duca, il santuario avrebbe dovuto accogliere i molti pellegrini e diventare in seguito il mausoleo di Casa Savoia, luogo destinato alle tombe della famiglia, funzione assunta in seguito dalla basilica di Superga sulla collina torinese. Morto il duca, che volle essere sepolto in santuario, la costruzione si arrestò del tutto, lasciando il santuario a lungo tempo scoperto.
Un nuovo interesse dei fedeli si ebbe nel 1682, quando la Vergine del pilone venne solennemente incoronata, come ringraziamento del termine della guerra del sale. Da allora si riprese la costruzione, senza contare più sull'appoggio dei Savoia, che all'epoca stavano rivolgendo tutta la loro attenzione alla costruzione della basilica di Superga. Sopra il possente basamento in arenaria, di stampo manierista, venne rapidamente costruito il tamburo, e la cupola, terminata nel 1732.
La poderosa cupola ellittica innalzata dal Gallo, alta 74 metri, lunga 37,15 metri, venne disarmata non senza trepidazione, data l'arditezza della costruzione, tanto che si narra che dovette andare lui stesso a togliere le impalcature, poiché nessuno pensava che una struttura di quel tipo potesse reggere.

Cherasco

Cherasco è una cittadina situata alle porte delle Langhe fra Cuneo e Asti,  territorio caratterizzato da panorami di impressionante bellezza che incantano i visitatori.
La piccola città di Cherasco è definita anche la città dalle antiche mura stellate si trova vicino alle più note città di La Morra, Barolo e Alba. La sua storia è molto antica, risale al lontano 1243 e furono numerose le battaglie che  la coinvolsero per avere il dominio completo. 
Nel 1303 dovette cedere la sua autonomia agli Angiò, solo nella seconda metà del 1500 iniziò un nuovo periodo di splendore fino a quando ottenne anche il titolo di Conte di Narzole a memoria della decisione assunta dal Duca di Savoia. La città fu sede anche di una piccola comunità ebraica del XVI secolo che lasciò varie testimonianze e resti come sinagoghe e il piccolo cimitero. Proprio in questa località si firmò l’Armistizio di Cherasco sottoscritto da Napoleone che ridisegnò i confini europei e mise fine definitivamente alle ostilità tra la Repubblica Francese e il Regno di Sardegna.
A Cherasco si possono fare delle interessanti escursioni con pace e tranquillità. La popolazione locale è molto ospitale e legata alle antiche tradizioni. Numerose le piccole fiere e sagre spesso legate anche all’esaltazione di prodotti enogastronomici locali. Da non perdere per chi capita in questa città nel mese di novembre la suggestiva Fiera del Tartufo d’Alba che si trova a soli 15 Km da Cherasco e che riesce sempre ad attirare migliaia di turisti proveniente da tutto il mondo. Molto interessante è anche il Mercato dell’Antiquariato e del collezionismo con circa 500 banchi di esposizione all’aperto nelle vie e nelle piazze della cittadina che si tiene tre edizioni ogni anno e richiama moltissime persone sia locali che dalle aree vicine.
Meta enogastronomica per eccellenza la cucina di Cherasco è molto conosciuta e apprezzata, di antica tradizione, la salsiccia di Bra è diventata famosa e viene oggi prodotta con l’80% di carne bovina e il 20% di carne di maiale. I Baci di Cherasco si differenziando dagli altri presenti e prodotti nelle città vicine per gli ingredienti e la tecnica di produzione vengono infatti utilizzati esclusivamente cioccolato fondente e nocciole della varietà tonda gentile di Langa tostate nel forno a legna. Il risultato di questa lavorazione è un piccolo cioccolatino dalla forma irregolare che viene venduto solamente in due pasticcerie: Barbero, il suo fondatore e ideatore nel 1881, e Ravera. Tra i vari prodotti tipici locali oltre ai baci a Cherasco bisogna necessariamente assaggiare le lumache il cui allevamento ha reso ormai famosa la città, oppure le cipolle ripiene con la salsiccia di Bra, l’uovo con gli asparagi e la fonduta oppure ancora gli gnocchi di Castelmagno e l’agnello al forno.

Neive

Neive è uno splendido borgo situato nelle Langhe Occidentali fra Barbaresco e Castiglione delle Lanze, a poco più di 10 km da Alba in direzione di Asti. La parte più antica del paese, di impianto medioevale, fu edificata su di un poggio, mentre la più recente, conosciuta anche come Neive Borgonuovo, si estende nella piana sottostante, attraversata dal Torrente Tinella.
Questa divisione ha fatto sì che il borgo medioevale rimanesse praticamente intatto e, sebbene rimaneggiato lungo i secoli, non venisse toccato dall’urbanizzazione contemporanea. Per la ricchezza dei vigneti e del commercio, l’importanza strategica e la bellezza del luogo, Neive “alta” fu da sempre scelta come residenza della nobiltà terriera e della ricca borghesia, dotandosi di splendidi palazzi e acquistando il soprannome di pais di sgnuret, ovvero: paese dei signorotti.
Oggi Neive è inserita nel club dei Borghi più belli d’Italia, voluto dalla Consulta del Turismo dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani). 
La terra dei quattro vini: la ricchezza di Neive si deve in parte attribuire al fiorente commercio di bovini da carne, ma anche e soprattutto alle attività legate alla vite e al turismo enogastronomico. Neive è infatti la terra dei quattro vini: Barbaresco, Barbera, Moscato e Dolcetto, nonché la sede di alcuni dei migliori viticultori e produttori di vino delle Langhe.
Contatti Tota Virginia